Articoli Rocco Pindilli

MATCH REPORT: GENOA – JUVENTUS 3-1

@foto di IT Eurosport.com

Allo stadio Marassi di Genova si affrontano Genoa e Juventus, in una partita che fino a qualche giorno fa era in dubbio a causa del maltempo che ha colpito in settimana il capoluogo ligure. Allegri cambia tanto e torna al 3-5-2 con gli inserimenti di Benatia, Hernanes e Lichtsteiner dal primo minuto. Juric, che deve fare a meno del suo bomber Pavoletti, si affida a un attacco giovanissimo che vede in Ocampos e Simeone i due elementi più interessanti.

Il primo tempo del Genoa è veramente notevole sia dal punto di vista del ritmo che dal punto di vista dell’aggressività. Per la Juve definirlo “scempio” sarebbe quasi riduttivo. Sforzandosi di trovare un senso a tutto questo e premettendo che oltre i concetti tattici e tecnici oggi ai bianconeri è mancata soprattutto la testa, elemento fondamentale per compiere in maniera sufficiente qualsiasi attività della vita quotidiana, proviamo ad analizzare le due maggiori criticità di questa partita, che sono il centrocampo e le scelte di Allegri.

Presi 3 gol in 30 minuti (non succedeva ai bianconeri da 18 anni) con doppietta di Simeone e autogol di Alex Sandro, verrebbe facile dare la colpa alla difesa. La scelta di mettere Dani Alves come terzo difensore centrale lasciando la fascia a Lichtsteiner ha creato una gran confusione in fase di non possesso, poiché il brasiliano per caratteristiche è portato a spingere e a portare palla in avanti, non brillando certo per posizionamento e tempismo difensivo; i problemi tattici difensivi finiscono però qui, perché come detto il resto lo hanno fatto gli errori individuali.

L’altro errore di Allegri (a livello tattico se ne inputano due, a livello di scelta di uomini è troppo facile parlare dopo) è quello di schierare Cuadrado seconda punta. Il colombiano è portato per natura a stare largo in fascia e giocare di rapidità, mentre in mezzo al campo ha fatto solo una gran confusione poiché non ha le caratteristiche per poter fare il lavoro della seconda punta di raccordo col centrocampo, anche se tecnicamente dotato.

Ancora una volta però, il punto cruciale da analizzare è proprio quello del centrocampo, troppo statico in fase offensiva e stavolta anche disordinatissimo in fase difensiva, con delle enormi praterie a disposizione dei contropiedi rossoblu. Non a caso è con l’ingresso del pur modesto Sturaro (anche oggi tanta confusione, ma quantomeno maggior dinamismo rispetto alle precedenti uscite) e lo spostamento di Pjanic trequartista, che si sono viste un paio di cose buone. Troppo poco però per una squadra che dovrebbe fare della tecnica la sua arma vincente.

Dopo il gol di Pjanic qualche timido tentativo di recuperare la partita con Higuain (ritornato dopo lo stop contro il Siviglia) e Mandzukic, ma i bianconeri meritano ampiamente questa sconfitta.

Si può dire con tutta serenità che la Juve si è giocata il secondo bonus stagionale a livello mentale, dopo quello già speso con l’Inter. Allegri dovrà lavorare però molto sui meccanismi del centrocampo, perché la situazione inizia ad essere preoccupante. Come già sostenuto, la mancanza di Pogba si sente enormemente in mediana e finora il tentativo di spostare la qualità sulla trequarti è stato assolutamente non convincente. Il rientro a pieno regime di Marchisio e quello futuro di Dybala e Pjaca può dare ai bianconeri l’opportunità di avanzare Pjanic e creare una linea di giocatori tecnici che possano rifornire adeguatamente Higuain (o Mandzukic).

Al momento, però, complici gli infortuni, la chiave tattica per far funzionare bene il centrocampo e la fase offensiva in generale non è stata trovata.

Rocco Pindilli

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