Articoli Rocco Pindilli

JUVE, VINCERE O CONVINCERE?

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@FOTO Tuttosport.com

Siamo in piena sosta nazionali, l’ultima del 2016, e torna l’ormai noto tormentone sul gioco della Juve.

Vincere e non convincere, giocare male, non avere un gioco europeo. Queste sono le principali critiche mosse dai media alla squadra 5 volte campione d’Italia che dopo un mercato entusiasmante, in questi mesi ha offerto prestazioni che hanno fatto discutere tifosi e addetti ai lavori.

Prima di ogni cosa occorre fare una premessa: la Juve è prima in classifica a +5 sulla seconda, praticamente qualificata agli ottavi di Champions e in piena lotta per il primo posto, ergo i risultati parlano chiaramente a favore dei bianconeri.

Le critiche maggiormente udite negli ultimi tempi riguardano soprattutto una certa discontinuità nel proporre un gioco fluido e offensivo, con una certa tendenza all’accontentarsi del risultato minimo senza fare ulteriori sforzi per chiudere le partite.

Questo atteggiamento, tipico delle squadre di Allegri in determinate fasi della stagione, ha indispettito e non poco i tifosi bianconeri, soprattutto dopo il pareggio interno col Lione che ha leggermente complicato il percorso verso il primo posto nel girone di Champions.

A dire la verità il momento attuale dei bianconeri non sorprende più di tanto, e le ragioni sono principalmente 2. La prima, di natura tecnica, riguarda sicuramente un cambiamento di uomini che impone un modo diverso di giocare, con calciatori che hanno una maggior propensione ad avere il pallone tra i piedi a discapito della fisicità dominante dello scorso anno, soprattutto in mezzo al campo. Trovare delle trame di gioco risulta quindi al momento più complesso. Non è un caso che le migliori partite della Juventus si siano viste quando i giocatori più tecnici, come Dani Alves, Pjanic e Dybala sono riusciti a dialogare con continuità nella metà campo avversaria.

La seconda ragione è di natura strategica, poiché è tipico delle squadre di Allegri fare un po’ fatica nella fase iniziale della stagione per poi essere al top nel momento che conta. Condizione fisica, affiatamento e apprendimento dei principi di gioco che vuole infondere l’allenatore toscano raggiungono solitamente l’apice tra marzo e aprile, mesi in cui ci si gioca tutto.

Piccola postilla: se si analizza la formazione “titolare” della Juventus 2014/2015 (la prima di Allegri) e la si confronta con quella titolare del 2016/2017 si può notare come, difesa a parte, il cambiamento sia stato pressoché totale. C’è stato e ci sarà quindi bisogno di tempo per vedere tutte le connessioni in campo funzionare al meglio.

Cosa fare nel frattempo? Punti e risultati. Questo è quello che Allegri chiede alla squadra e bisogna dire che, partita col Lione a parte, i suoi uomini lo hanno accontentato.

Solo il tempo però dirà se questa Juve potrà fare il salto di qualità anche in Europa o si dovrà “accontentare” di vincere in Italia, ma ogni giudizio assolutista al momento è da ritenersi fuori luogo.

Rocco Pindilli

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